"Quello che amo in una borsa sono tutte le cose femminili, belle e con un tocco di umorismo".

Lulu Guinness
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venerdì 22 luglio 2011

Piccoli spazi di storia: I bijoux degli anni Trenta


Buona sera a tutte care amiche e appassionate di Divina, oggi mi sono proposta di ripercorrere la storia dei bijoux continuando con gli anni Trenta, periodo in cui da una parte tramonta l'Art Decò, di cui vi avevo parlato qualche tempo fa, e dall'altro si determina il ritorno dell'immagine femminile tradizionale ovvero: i capelli lunghi e le svolazzanti gonne lunghe alle caviglie. Per quanto riguarda il bijoux che suscita il nostro interesse, tornano di moda gli spilloni per capelli, gli orecchini lunghi e pendenti simili a quelli in oro, argento e diamanti del 700, le collane di perle semplici o elaborate e con pietre di grosse dimensioni e le clips appuntante alla scollatura ma anche alla cintura e al cappello e i rever.L'aspetto interessante è quello che spesso i gioielli hanno una duplice funzione: dalla collana si possono ottenere due bracciali, la spilla può scomporsi in due clip separate il centro del bracciale può diventare una spilla. Sono molti infatti i gioiellieri che decidono di dedicarsi alla produzione dei non preziosi di fantasia, proprio perchè le condizioni economiche di quel periodo non permettono l'acquisto di materie prime. Tra tutti i paesi quello che primeggia per la creazione dei bijoux è la Francia che nell'ottobre del 1930 inaugura  la sua prima esposizione a Parigi. Da quel momento in poi i bijoux si slega dalle tematiche classiche della gioielleria per poi diffondersi in altre nazioni con modalità diverse. Mentre in Francia continua a svilupparsi grazie a Chanel e Schiapparelli i bijoux de couture, in America si espande l'industria dei bijoux fantasia che sono in grado di soddisfare le esigenze del mercato. I materiali che vengono utilizzati sono le pietre dure, usate nei gioielli degli indiani d'America, le madreperle e le conchiglie. Questo stile qualche decennio dopo sarà definito Cocktail style. Tra i motivi decorativi ricorrenti vi sono i cuori, i fiori, i motivi vegetali e animali, i protagonisti dei comics, ritratti dei famosi, bandiere, personaggi tipici, come cowboy, la nanny di colore e molti altri. Si passa così ad una serie di modelli vistosi ed esuberanti tipici delle dive hollywoodiane. Un altro materiale di successo è la plastica che viene impiegata nel processo di lavorazione industriale. Con essa si può fare di tutto. Si ottengono oggetti unici , colorati, geometrici, multiforme, se non altro grazie alla duttilità del materiale. Volete un consiglio? Frugate nei portagioie delle vostre nonne e potrete trovare degli esemplari di bijoux davvero straordinari. A presto la vostra Divina!

venerdì 15 luglio 2011

La storia del ventaglio.

Multiforme, in carta stampata o in tessuto, con merletti, pizzo o piume, il ventaglio è un accessorio funzionale pieno di fascino, oggi unicamente femminile un tempo utilizzato anche dagli uomini. Per molte donne ancora oggi è un fedele compagno da tenere sempre in borsa e a portata di mano, un sollievo contro la calura estiva. Ma vediamo quando è nato il vetaglio. I primi modelli rudimentali della storia erano costituiti di foglie di palma, da rami intrecciati o da piume di grandi dimenzioni. Con il tempo questo strumento si è evoluto fino a raggiungere le forme più fantasiose. Tuttavia le sue origini sono antichissime. Già gli antichi egizi impiegavano quotidianamente il ventaglio. Esso era rigido e non pieghevole ed era munito di un lungo manico. Erano utilizzati per scacciare gli insetti o rinfrescare il Faraone. Ma bisogna arrivare al 1500 per vedere i primi ventagli pieghevoli che consiste in stecche e pagine pieghettare richiudibili. Questi nuovissimi esemplari, molto pratici arrivarono in Europa dal lontano Oriente, precisamente dalla Cina e dal Giappone ( VII sec d. C.) dove venivano realizzati dei ventagli in seta delicata sia rotondi che multiangolari, ispirati al meccanismo delle ali del pipistrello. I materiali impiegati erano piuttosto vari: dal bambù all'avorio, dal legno all'osso. Splendide erano anche le pitture e le calligrafie incise sul pavese, ovvero sulla parte realizzata in carta o tela. Il successo del ventaglio in Europa si raggiunse grazie a Caterina de Medici che se ne portò,  alla corte di Franci, un gran numero nel suo corredo da sposa. Essi erano realizzati con pelle di capretto ed erano denominati a reticella. Da quel momento in poi il ventaglio diviene un esemplare prediletto dalle dame dell'alta borghesia tanto da venir utilizzato come abellimento in ogni momento della vita. Senz'altro per l'epoca il ventaglio diviene un accessorio indispensabile che porta sollievo negli ambienti affollati come le sale da ballo o il teatro soprattutto perchè le donne pativano troppo il caldo a causa dei corpetti che stringevano il busto.
Inoltre è interessante sapere che nel 700 ( epoca d'oro del ventaglio) esso diventa un mezzo per comunicare dei messaggi amorosi a distanza. Ciò avveniva a seconda del modo in cui veniva tenuto aperto o sventolato.
Vediamo alcuni esempi. Il ventaglio chiuso che tocca l'occhio destro significava: "Quando posso vederti?" Il numero delle stecche rispondeva alla domanda sull'orario. Quando invece veniva semiaperto e appoggiato sulle labbra era un permesso al bacio. Tutto aperto a mani unite era una richiesta di perdono. Lo sventolio lento significava " essere sposata" , quello veloce invece indicava l'essere fidanzate. Il ventaglio chiuso era utilizzato per chiedere se si era amati e così via.
Continuando il percorso storico del ventaglio, possiamo aggiungere che nel XIX sec si trovano eccezionalmente esemplari di ventaglio artistici quelli più diffusi sono in pizzo o realizzati al tombolo e con tessuti ricamati. Con il XX secolo i ventagli diventano sempre più semplici e vengono ad esempio utilizzati nelle serate di gala degli anni Venti. Da quel momento in poi con l'evoluzione tecnologica si arriverà ad una decadenza del ventaglio, anche se talvolta lo ritroviamo anche ai nostri giorni.
Concludo con questa affermazione di Thomas Addison:

"Gli uomini hanno la spada, le donne hanno il ventaglio e il ventaglio è forse un'a rma altrettanto efficace!"

Alla prossima curiosità!

venerdì 27 maggio 2011

Pezzi di storia: I bijoux fantasia!

Oggi ci occupiamo dei Bijoux fantasia, ovvero di tutti quegli ornamenti realizzati con materiali non preziosi in particolar modo quelli plastici che hanno trovato una vasta diffusione e produzione alla fine degli anni venti del 900. Senz'altro i bassi costi del materiale e la duttilità hanno permesso un'espansione di massa di questi bijoux, tanto da essere definiti " usa e getta". Il boom dei bijoux fantasia riguarda principalmente l'America, dove si producono copie di modelli francesi o quelle elaborate da disegnatori indigeni. Vedremo poi che questo mercato si espanderà soprattutto negli anni Trenta e Quaranta quando una forte richiesta arriverà anche grazie al cinema holliwoodiano.
Per quanto riguarda lo stile, nasce e si afferma quello che quarant'anni dopo verrà definito Déco che si riconosce per le linee geometriche, i contrasti di colore delle pietre, facilmente riproducibili con i materiali plastici.
Per oggi è tutto. Alla prossima rubrica storica!

martedì 24 maggio 2011

Maison e stilisti: Gianfranco Ferrè

Oggi parliamo di un noto stilista italiano definito" l' architetto della moda". Il suo nome è Gianfranco Ferrè. Nato a Legnano nel '44 si inserisce nel mondo della moda negli anni 70 e ottiene da subito successo come creatore di bijoux e accessori. Si ricordano di quel periodo anche le sue collezioni free lance in collaborazione con Albini e Christane Baily . In seguito si trasferisce in India per alcuni anni , dove lavora per una società genovese e alle sue prime collezioni di pret a porter femminile. Nel 1978 fonda la sua maison, la Gianfranco Ferrè Spa e qualche anno dopo, gli si presenta l'incredibile opportunità di dirigere la maison francese Dior fino al 1996. Nel 1984 crea il suo primo profumo femminile. Per le altre linee dobbiamo aspettare il 1996, anno in cui lancia la Gianfranco Ferrè Jeans, mentre con il nuovo millennio la linea junior.
Sicuramente il nome di Gianfranco Ferrè è in tutto il mondo sinonimo di stile e qualità ben rappresentato dalle collezioni uomo, donna e bambino che si sono susseguite negli anni, dai punti vendita presenti nel mondo, dalle numerose licenze, dalla vasta produzione e da tanti altri elementi. La moda Ferrè,è infatti  riconoscibile per i suoi segni, per i tagli degli abiti , per le sue forme e i colori ed è innanzittutto innovazione e sperimentazione mescolata alle  diverse culture.
Nel 2007 Ferrè scompare improvvisamente per un'emoragia cerebrale. Di lui si ricorda tutto il mondo e in particolare i numerosi giovani stilisti che da Milano a Tokjo hanno seguito le sue lezioni di moda. (dal 1994 al 2006).
Ancora oggi il suo marchio è riconosciuto a livello internazionale ed è in forte espanzione. L'anno seguente il fratello Alberto e Tonino Perna, presidente della Holding hanno dato vita alla fondazione Gianfranco Ferrè che ha l'obiettivo di catalogare e conservare i lavori del grande stilista. Tra le curiosità ricordiamo  che lo stilista non ha mai voluto conseguire la patente di guida e tra le sue modelle aveva una prediletta: la siciliana Eva Riccobono. Chiudiamo con una sua affermazione:

" Un elemento fondamentale che mi ha portato verso la moda
 è stata la passione, la necessità quasi fisica di un rapporto diretto con la materia del mio creare"

Alla prossima maison!

venerdì 20 maggio 2011

Le borsette in maglia di metallo.

Oggi ci occupiamo di un'altra tipologia di borsette quelle in metallo denominate così appunto per il materiale con cui vengono sapientemente confezionate. Dalle linee morbide, fluttuanti e brillanti le prime borse vere e proprie furono realizzate dagli orafi e dagli argentieri negli anni 20 dell'800. Ma se andiamo molto più indietro nel tempo già nel Medioevo esistevano delle borsette da dito e dei borsellini in maglia d'argento che pendevano da una catenella. Il procedimento della maglia fino al XX secolo era realizzato interamente a mano tale da rendere le borse rare e lussuose. Quando poi comparvero le prime macchine per tessere la maglia metallica, le borse divennero sempre più raffinate. Vi fu anche una famosa casa americana la Whiting and Davis che deteneva il mercato delle borse in maglia metallica ed era conosciuta in tutto il mondo per il suo stile e il suo marchio e attirava l'attenzione anche degli stilisti europei come Paul Poiret. Fu negli anni 20 che tutti i modelli, con decorazioni geometriche e quelli più strane e bizzarre entrarono nell'abbigliamento delle ragazze. Con la seconda guerra mondiale vi fu un arresto della produzione con successiva ripresa negli anni 50, quando le borse erano costituite da un'intelaiatura rigida. Queste creazioni vennero ricercate anche dalle star del cinema come ad esempio Ingrid Bergman che nel suo ruolo di Giovanna d'Arco aveva una borsa Whiting and Davis. Una riscoperta della maglia in metallo vi fu negli anni 70 soprattutto nelle borsette per la discoteca. Ancora oggi si producono borse in maglia di metallo anche se non si possono paragonare agli splendidi e raffinati modelli luccicanti degli anni 20.
A domani !

venerdì 13 maggio 2011

Pillole di storia: I Bijoux d'avanguardia

Oggi vi dirò qualcosa a proposito dei bijoux d'avanguardia, ovvero di quelli che si erano diffusi verso la fine del XIX secolo e inizi del XX quando in Europa vi furono dei rilevanti cambiamenti dal punto di vista artistico e architettonico. Per la prima volta tutto ciò influenza anche il mondo dei bijoux e i disegnatori sono attratti dai movimenti di avanguardia e dai nuovi modelli innovativi. Vediamo quali furono. In Inghilterra, si afferma lo stile Arts e Crafts, in Francia l'Art Nouveau con le sue linee morbide, fluide e sinuose ispirate alla natura (foto in basso), mentre in Germania al contrario, si preferiscono i modelli più geometrici. Ma è con l'Haute couture (1910) che si diffondono  i bijoux de couture, ovvero gli ornamenti non preziosi realizzati per valorizzare un determinato abito a seconda dei colori e delle forme. Le combinazioni che prevalgono sono quelle del bianco e nero ottenute con materiali diversi. Da questo momento in poi il termine parurier si applica a tutti coloro che creano accessori per l'alta moda. Spero che vi sia servito questo mio intervento di storia dei bijoux. Alla prossima!

giovedì 21 aprile 2011

Stilisti e Maison: Luciano Soprani.

Oggi ho pensato di dedicare questo post a Luciano Soprani, famoso stilista italiano, scomparso nel 1999, inventore dello "stile androgino". Nato a Reggilo, nella bassa reggiana, terra di altri celebri stilisti come Achille Maramotti, tanto per citarne qualcuno, inizia sin da ragazzo a disegnare abiti anche contro la volontà della sua famiglia. La sua passione però resta la moda e a 19 anni viene assunto dalla Max Mara dello stesso Maramotti, una delle aziende leader della moda italiana. Ed è proprio qui che lo stilista si afferma come figurinista. Dopo due anni, disegna ben sette collezioni. Nel 74 sbarca finalmente a Milano che proprio in quegli anni stava diventando la capitale della moda. La sua prima collezione la firma nel 81 e l'anno seguente debutta sulla passerella milanese con una linea che porta il suo nome. Il suo lavoro si distingue per la qualità dei materiali e per l'abbinamento di tessuti maschile a linee femminili che determinano lo stile androgino. Così Soprani diviene un marchio di successo. Nel 1986 si afferma presto anche in Giappone legandosi con un'azienda colossale che si occupa di distribuzione dell'abbigliamento. L'esperienza però fu piuttosto deludente come anche le vicende familiari. Nonostante tutto Soprani non abbandona il suo marchio e alla fine degli anni 90 realizza ben quattro

collezioni di abbigliamento uomo-donna. In particolare ne disegna una molto confortevole dedicata ai giovani professionisti utilizzando i colori base come il verde e il marrone. Per Soprani una collezione deve fondere la ricerca e la tradizione e incoraggiare agli incroci di stile per essere moderna ed adattabile. A tutto ciò si aggiunge ogni tipo di accessorio e ben sette profumi sia per uomo che per donna. Alla sua morte possiamo liberamente affermare che scompare una delle griffe più discrete del mondo della moda che ha lasciato un'impronta fortissima in quella attuale. Ancora oggi il suo stile continua ad affermarsi grazie a tutti coloro che hanno saputo portare avanti una tale eredità come Duilio Ortigoza e il piemontese Alessandro Turci. (foto sotto)
Si coclude così questo intervento sulla storia di un marchio noto in tutto il mondo. A tra poco con una sorpresa!

venerdì 15 aprile 2011

Parliamo ancora di: Borse da sera del 900

Le borse da sera del Novecento erano il simbolo di civetteria della donna degli inizi del secolo. Inanzitutto occupiamoci delle dimensioni che erano piuttosto ridotte tanto da contenere anche solo un rossetto, o le sigarette e il belletto. Così come gli abiti di quel periodo, anche le borse decò in maglia di metallo che si appendevano al dito non permettevano di nascondere nulla. Negli anni '30 periodo di Grande Depressione, anche le borse seguivano la moda ed erano tagliate di sbieco un po' come le gonne e ornate di perline di vetro con la cerniera nascosta tra le pieghe. Nei periodi più duri le borse venivano riciclate, cioè si prendevano i vecchi modelli e si cucivano sopra le cinghie moderne. Durante la seconda guerra mondiale, una donna poteva possedere anche una sola borsa in pelle scamosciata che usava sia di giorno che di sera. Molto belle e ricercate quelle degli anni '40 con tasche e scomparti segreti. Tutto ciò però fu presto stravolto da Dior che segnò il ritorno alla borsa decorativa. Le borsette da cocktail erano così tempestate di diamanti che divennero anche trasparenti e piccolissime. Da quel momento in poi le borse divennero anche minuscolissime. Quelle degli anni 60, ad esempio, si riempirono di paillette ed erano costituite da un anello- braccialetto per favorire la presa. Al giorno d'oggi la piccola e scomoda borsetta da sera, la famosa bustina , permette di portare con sè l'essenziale. Sono i dettagli come le decorazioni (attaccate o ricamate), i tessuti o la pelle, la chiusura, la catenella o i manici a fare la differenza.

Concludiamo con una frase di Valentino Garavani: L'accessorio è sempre un delicato equilibrio tra buon gusto o cattivo gusto. In altre parole, una borsetta deve creare un completo o romperlo.

venerdì 1 aprile 2011

Un pizzico di storia: I gioielli del periodo vittoriano.

Sapevate che sia i gioielli che gli ornamenti non preziosi prodotti durante il periodo vittoriano (1837-1901) erano definiti sentimentali? Ebbene si! La regina Vittoria amava i gioielli e durante il suo regno era davvero importante seguire un'etichette indossando abiti e decori a seconda della situazione. I soggetti scelti per le rappresentazioni simboliche dei sentimenti sono: per l'amore , i cuori, i nodi, e i nastri che ricordavano l'unione amorosa; per l'amicizia, le mani intrecciate. Il divino era invece impersonato da angeli e putti, mentre il serpente era il simbolo dell'eternità.
Alcuni ornamenti si costruivano in modo che le iniziali delle pietre preziose come il diamante ( dimond) lo smeraldo (esmerald), il topazio ( il topaz) ecc..componessero dei nomi inglesi di senso compiuto e simbolico.
Molto diffusi erano inoltre quei gioielli di tipo naturalistico come : le spighe, le foglie d'edera, i fiori ecc... che in un periodo di alta industrializzazione ricordavano invece il rapporto dell'uomo con la natura. Un altro tema prediletto all'epoca era quello medioevale. Infatti il medioevo era visto come un periodo felice in cui l'uomo era padrone del proprio destino. Da esso si riprendevano quei tratti di romanticismo nostalgico come la cavalleria, l'obbedienza, il rispetto gerarchico e l'amore eterno.
Agli inizi del 900 con l'età edoardiana si hanno dei cambiamenti in tema di bijoux. Alcuni gioielli somigliano a trine leggere realizzare in argento o metalli bianche e strass e portati sugli abiti vaporosi di quel periodo. Per i soggetti abbiamo ancora quelli ripresi dalla natura: insetti, fiori e animali esotici e domestici realizzati in scala.
Spero di essere stata molto esaustiva sull'argomento. A presto!

venerdì 25 marzo 2011

Le borse da sera dell'Ottocento!

Oggi torniamo a parlare di borse e ci soffermiamo in particolare su quelle da sera, dei modelli creati per sedurre e suscitare invidia o curiosità che spesso vanno contro i canoni di praticità. In origine erano nati sotto forma di borsellini appesi ad una catenella d'oro molto belli e affascinanti, realizzati con ritagli di arazzi o di vesti ecclesiastiche (XIII e XIV secolo). Come vi avevo già detto in passato nel medioevo ogni donna aveva un elemosiniere, cioè un portamonete che teneva sempre in bella vista poichè gli abiti sontuosi non erano muniti di tasche. Da questa borsetta si determinò la sorte di quelle da sera. Nel periodo elisabettiano, le borse da sera cominciavano a prendere le forme più svariate. Anche oggi vediamo lo stesso fenomeno nella notte degli Oscar dove sono comparse borse a forma di coccinella o orso con l'intenzione di catturare l'attenzione del pubblico. Ritornando a noi, le borse da sera nel tempo si adattarono alle esigenze di chi doveva portarle con sè. Se si trattava di giocatori allora l'accessorio era decorato con simboli allegorici proprio perchè doveva contenere il bottino di vincita. Se si trattava di dame, i soggetti erano più complessi e le borse erano adeguate alla sola esigenza di contenere ventagli, profumi e biglietti da visita. Nel XVIII secolo invece esistevano solo delle minuscole borsette da polso e quindi le donne preferivano portare con sè le ampie borse che servivano per il cucito e il ricamo, la cosidetta "borsa da lavoro" in pizzi e merletti o realizzata all'uncinetto che si portava al braccio. Questo fu l'ultimo modello più grande del dovuto. Ma bisogna aspettare gli inizi dell'Ottocento per vedere la vera e propria borsa da sera. Essa fu introdotta dall'imperatrice Giuseppina e fu subito adottata dalle dame di corte. Più era decorata e più alto era lo status della proprietaria.
Le borse degli anni 30 e 40 dello stesso secolo furono di velluto e ornate con fioi delicati o decorate a piccolo punto a seconda dei gusti della proprietaria. Con l'avanzare degli anni si arrivò anche a una produzione di massa e le borse si ornarono con piume di struzzo e di pavone e con velluti dal gusto tipicamente esotico. La prossima volta continueremo ad approfondire questo argomento per tutto il Novecento. Seguitemi!

martedì 22 marzo 2011

Stilisti e Maison: Prada.

Prada è un'azienda italiana e una griffe di successo internazionale. Nome già noto ai milanesi sin dal 1913, quando il signor Mario Prada, artigiano di lusso, realizzava svariati accessori in pelle per il suo prestigioso negozio milanese. La sua grande intuizione fu quella di ideare degli oggetti  "capaci di non passare di moda nel giro di una stagione". Da allora dovranno passare due generazioni prima che la famosa "etichetta rossa" diventi sinonimo di eleganza e femminilità. Il merito è della nipote Miuccia Prada e del marito Patrizio Bretelli amministratore delegato del gruppo. Nonostante fosse estranea al mondo degli stilisti, Miuccia ha subito mostrato di avere una grande creatività. Lei, appassionata di arte contemporanea ha scelto di guidare l'azienda di famiglia che ha ereditato diventando così la signora della moda. Per quanto riguarda i codici stilistici, Prada ha sempre mantenuto una certa semplicità nelle linee, nella tecnicità dei capi e dei materiali, sia per l'abbigliamento che per gli accessori. La storia recente del marchio inizia negli anni Ottanta quando Miuccia inventa le borse e lo zainetto in Pocono, un nylon brevettato con effetto seta accompagnato dal logo, un triangolo rovesciato in metallo ispirato ai bauli del nonno. Nel 1983 nasce la prima collezione di scarpe e solo nell'88 la prima collezione donna che lascia intravedere una svolta nella moda. All'epoca già Prada aveva due negozi a Milano e uno a New York tutti. Dieci anni dopo arriva la linea Miu Miu per le giovani raffinate che seduce per la sua spensierata femminilità. Nel 1997 viene lanciata Prada Sport la linea informal chic, in grado di offrire confort e vestibilità avvalendosi di tessuti innovativi. Alla fine del 98 Prada può contare su numerosi stabilimenti e negozi in tutto il mondo dal Giappone agli USA . Il nuovo Millennio registra un altro grande successo con la Vittoria di Luna Rossa all'America's Cup che determina il decollo del marchio Prada Sport.


venerdì 4 marzo 2011

Le borse dagli anni 70 ai 90/2000

La mania per la griffe ha raggiunto il suo culmine dagli anni 70 ai 90, quando nelle borse risaltavano interamente i monogrammi. Fino agli anni 80 il logo di Loius Vuitton era inviolabile . Poi Marc Jacob decise di smembrarlo ottenendo più successo. Con gli anni 80 si assiste ad un ritorno al classico che poi seguirà anche nei 90 segnando prestigiosamente le grandi maison. Ritorna anche la borsa Chanel in nero e oro con pellame intrecciato trapuntato e impunturato dai dettagli metallici tipici di quegli anni. In quel periodo anche Miuccia Prada rivisitò lo stile demodè del nonno e usò il suo nome per realizzare la sua prima borsa di culto. Lo stile Prada si orientò verso il lusso sportivo. Miuccia semplificò la borsa con un logo discreto ed elegante e ridiede credibilità alla maison. Di colpo la sua borsa divenne uno status symbol. Nella sua collezione si mescolarono forme classiche con tessuti estrosi da sera. 
La maison Dior invece spopolò con la borsa Lady Dior (settembre 1995) (vedi accanto): tipica è l'impuntura e il grappolo decorativo di lettere del logo pendenti dal manico. Solo negli anni 90 la borsa è diventata parte integrante della collezione della Maison. Fu presentata a Lady Diana a Parigi ed è la seconda borsa resa famosa da una testa coronata. (dopo quella della contessa Windsor). Nel 1992 Tom Ford passò alla direzione creativa di Gucci e riprese alcuni elementi come il manico in bambù la lucida targa e fece ritornare la borsa marrone degli anni 70.

In casa Fendi trionfa la linea "Selleria"( vedi accanto) che ripropose dei modelli realizzati con le tecniche dei sellai di forme esagonali . Sono borse fatte a mano, in cuoio e rifinite con semplici cuciture e realizzate in numero limitato a ogni stagione. Negli anni 2000 ritorna la famosa borsa Kelly rinterpretata in chiave umoristica da Dumas (erede di Hermes) prodotta per celebrare il nuovo millennio in edizione limitata.(vedi sotto)









Chiudo la rubrica con questa frase di Tom Ford:

"Se una borsa è attraente ti fa subito sentire bene. E' una questione di proporzioni, forma, linea , rifiniture, tessuto, equilibrio...Se tutto ciò è bello, si vende. Più di così, è come se possederla o meno diventi questione di vita o di morte."


venerdì 25 febbraio 2011

Un tocco di storia: i gioielli con capelli!

Sapevate che nel XVII secolo si realizzavano dei gioielli contenenti dei capelli? Essi erano raccolti e disposti in medaglioni d'oro o cristallo di rocca a volte tessuti ad intreccio a formare bracciali, collane e orecchini. Erano dei veri e proprio bijoux sentimentali destinati sia alle donne che agli uomini e donati come pegno d'amore. Tale usanza continuò anche per tutto il XVIII secolo. Nel XIX secolo la richiesta di bijoux con capelli aumenta. Gli artigiani specializzati in quest'arte realizzano composizioni complesse e si occupano del montaggio su base in oro o metallo similoro con parti smaltate. Quando si tratta di spille e centri di collane le rifiniscono con chiusura e decori in oro e in metallo e pietre. Anche in epoca vittoriana aumenta questo tipo di produzione con gioielli contenenti i capelli, resi accessibili ad un pubblico più ampio. Gli artigiani via via, abbandonano la produzione di ornamenti su ordinazione e iniziano a realizzare modelli molto simili tra loro. La regina Vittoria ad esempio, eredita la sua passione per questi gioielli dallo zio Giorgio IV che le lasciò una ricca collezione di ornamenti composti da ciocche femminili. In occasione dei fidanzamenti si usava regalare un pegno d'amore che fosse o un medaglione con capelli del futuro consorte o altri gioielli sempre con ciocche. Grazie a questa richiesta questo tipo di ornamenti avrà maggior successo nella Francia del 1840-50. Tale produzione terminerà nel 1930.
Seguite la prossima rubrica del venerdì dove ritornano le borse dagli anni 70 in avanti! A domani...

martedì 22 febbraio 2011

Maison e designer: Emilio Pucci.

Care fashioniste,
oggi inizio una rubrica del tutto nuova dedicata alle maison e agli stilisti, una sorta di biografia che sottolinerà la crescita e le innovazioni apportate al mondo della moda. Iniziamo con Pucci di cui si è parlato in questi giorni del Festival di Sanremo ( ha vestito Elisabetta Canalis la seconda sera) ed è una maison a cui sono molto affezionata.

La storia di Pucci è quella di un marchese che, per godersi la sua passione per lo scii inizia a sperimentare dei capi comodi e innovativi. Nato a Napoli, ma di origine rissa nel 1941 si laurea a Firenze in scienze politiche e partecipa anche alla seconda guerra mondiale come pilota. Il suo approccio con la moda arriva nel 1947 quando lui stesso disegna e fa confezionare una tuta la scii in materiale elastico e fu un successo immediato. La sua grande intuizione fu quella di associare l'eleganza e la ricercatezza alla comodità partendo proprio da quella tuta da scii alla quale si ispira tutta la sua produzione di vestiti in jersey di seta stampata, pantacollant e stampe che lui stesso ha progettato con colori luminosi e pastello combinati con figure geometriche.La sua moda è denominata da "vacanza" poichè è pratica e leggera e si adatta alle valigie di coloro che si spostano continuamente. Pucci stesso considerava unici i suoi vestiti perchè erano in grado di stare nel pugno di una mano. I suoi modelli venivano confezionati a Firenze nel palazzo di famiglia dove Pucci aveva creato un laboratorio artigianale e nel 1951 partecipa proprio li alle prime sfilate di moda dove resterà sempre presente. Nel 1953 si dedica alla produzione di camicie, pantaloni, foulard, abiti in jersey di seta e fibre sintetiche. Ma le sue stampe compaiono anche sulle scarpe, le borse, i bikini tanto da procurargli L'Oscar della Moda nel 1954, come miglior creatore dell'anno.



Nello stesso periodo inventa un nuovo jersey in organzino di seta finissimo per la confezione di abiti poco ingombranti per la donna moderna. Nel 1960 brevetta un particolare tessuto elastico che chiama "emilioform" comodo e leggero con il quale realizza i pantaloni con i passanti sotto il piede. Nel 62 progetta la prima collezione d'alta moda ispirata all'oriente e caratterizzata da materiali prezionsi. Nel 1968 Pucci si lancia anche nella moda maschile e inventa il look ante litteram e firma accessori e oggetti svariati.Negli anni 80 lo affianca nella sua attività la figlia Laudomia che dalla sua scomparsa nel 1992 dirige l'azienda. Nel 2002 la direzione del marchio viene affidata al francese Christian Lacroix con l'apertura di una boutique a Parigi. Nel 2006 è subentrato il designer inglese Metthew Williamson e a partire dal 2008 il direttore creativo è Peter Dundas. La figlia oggi si occupa dell'immagine complessiva della maison con un fatturato del 60% tra Italia, Stati Uniti e Giappone.

venerdì 28 gennaio 2011

Icone di eleganza: Le borse dagli anni '30 ai '60!

Parliamo ancora di borse classiche. Non tutte hanno una storia antica alle spalle. La famosa borsa trapuntata di Chanel con la tracolla in catena fu prodotta nel febbraio del 1955 e così si chiamò 2/1955 come il famoso profumo N.5.Choco Chanel (foto in basso a destra) amava  le tasche e le sue prime borse si ispirarono appunto a questo elemento.
Molto sobria e senza logo, (le iniziali sono al suo interno) fu rinnovata negli anni 80 quando divenne un vero e proprio oggetto del desiderio.
L'innovazione
consistette nell'inserimento del grande logo sul davanti (vedi imag. in alto) e fu riproposta in diverse dimensioni. La Chanel divenne la borsa classica per eccellenza che riuscì a superare un modello famoso: la borsa Kelly di Hermès (vedi foto in basso a sinistra)



Deve il suo nome alla principessa Kelly di Monaco che in quell'anno fu immortalata con al braccio proprio la Kelly di Hermès,(foto in basso a destra) una borsa semplice a forma di trapezio pratica e utile, che fu in grado di nascondere la pancia della principessa in dolce attesa. La foto fece il giro del mondo e la borsa, che inizialmente fu definita "da sella" divenne un esemplare insostituibile simbolo di classe e di charme. Liscia, solida e in pelle, la Kelly è una borsa artigianale di massima fattura. Occorrono 18 ore di lavoro per la sua realizzazione. Le pelli sono
tagliate solamente a mano. La fodera è in pelle di capra ed è la prima ad essere cucita. Gli artigiani di Hermès usano un punto doppio da sella per cucirla. Identificativo della borsa è il tipico manico ad arco che sembra quasi scolpito. La cera è il sigillo con cui viene protetta contro l'umidità . Sotto la borsa vi sono anche quattro piedini quadrati che vengono incollati. Infine viene fissata la tipica fibbia con lucchetto. Un principio a cui rimase fedele la maison è che " l'interno deve risultare come l'esterno" . L'ultimo passo verso la perfezione è il processo di stiratura della pelle di vitello. Così nasce la famosa Kelly battezzata anche come Hermès Paris, non che viene stampato in oro su ogni modello.Torniamo alla storia delle borse classiche. La richiesta di borse sempre più sobrie nei primi anni 60 ha dato vita a uno stile dai dettagli raffinati: cinghie eleganti compaiono anche nelle borse di Gucci,( vedi in basso la famosa Jackie O portata dalla first Lady americana) elementi metallici e geometrici vengono inseriti nelle stoffe e strisce delle case, abbinati alla pelle scamosciata. Ogni stilista personalizza la propria borsa rendendola unica e intramontabile. Tra due appuntamenti vi parlerò anche delle borse dagli anni 60 ai 2000! Vi aspetto con la prossima rubrica! A domani.